Tongue Drum: guida al suono intuitivo per meditazione e benessere

Immagina un disco di metallo liscio, con piccole linguette ritagliate sulla superficie. Sembra quasi un oggetto decorativo, finché non lo sfiori con le dita o con due mallet: il suono che esce è caldo, rotondo, avvolgente. Un suono che ti costringe a fermarti un secondo. Il tongue drum ha questa magia: non chiede tecnica, non pretende studio, è uno di quegli strumenti già “pronti” che puoi usare dal primo istante. Per molti è diventato un compagno di meditazione, un ponte immediato verso uno spazio mentale più quieto.

Una storia recente, nata dal riciclo e diventata arte

Nonostante sembri arrivare da qualche tradizione antica, il tongue drum è uno strumento giovane. Nasce all’inizio degli anni Duemila quando Fédéric Levy, un artigiano dell’Alsazia, iniziò a recuperare bombole del gas dismesse trasformandole in “tank drum” accordati a mano. Quello che era un esperimento è diventato rapidamente un vero processo artigianale: nuove leghe d’acciaio, tagli più precisi, accordature pensate per creare scale prive di dissonanze. Un percorso raccontato anche da David Kuckhahn nel libro Steel Tongue Drums: History and Craft (2022), che descrive bene come questi strumenti siano passati dal bricolage alla liuteria moderna.

Il suo rapporto con l’handpan: stessa famiglia, caratteri diversi

Tongue Drum

Il tongue drum viene spesso associato all’handpan, il suo “parente” più famoso. In realtà, sono strumenti con filosofie opposte: l’handpan richiede costruttori specializzati, materiali complessi, lunghe ore di pratica e budget importanti (spesso oltre i 1000 €). Il tongue drum è invece la versione “pop”: leggero, portatile, intuitivo, con scale – come le pentatoniche e le popolari minori in Re – che suonano bene senza sforzo. Una ricerca pubblicata sul Journal of New Music Research (2018) evidenzia proprio come le scale modali scelte per questi strumenti facilitino stati di rilassamento e improvvisazione spontanea ed è questo il suo punto di forza.

Scegliere il tuo: scale, dimensioni e atmosfera

La scala definisce il carattere del tongue drum: quelle minori hanno un tono più profondo e introspettivo, le pentatoniche sono perfette per chi vuole zero complicazioni, mentre le maggiori funzionano benissimo con i bambini e nelle attività educative – come mostrano diversi programmi finlandesi di musicoterapia (report UE, 2021).

Le dimensioni cambiano il tipo di “presenza” sonora: i modelli più piccoli (6–8”) sono ideali da viaggio, mentre quelli più grandi (10–14”) riempiono con facilità una sala yoga, grazie a bassi più caldi. Si può suonare con le mani, per un suono morbido, o con i mallet, per maggiore definizione: l’importante è tenerlo lontano dall’umidità e da urti per garantirgli anni di vita.

Non è uno strumento da palco rock, ma un piccolo rifugio acustico. E non è un caso che comunità come la Sound Healing Academy (UK) lo considerino ormai un must-have per chi lavora con meditazione e rilassamento.

Consigli per iniziare con il Tongue Drum

Il modo migliore è semplicemente ascoltarlo prima ancora di suonarlo. Dai un colpo leggero, lascia vibrare la nota e prenditi un momento per capire come “respira” lo strumento nella stanza.

Quando inizi davvero a suonare, non provare a girare subito tutte le note: scegli due o tre suoni vicini e gioca con quelli, creando piccole frasi ripetitive. È così che si entra più facilmente in uno stato di calma.

Non forzare schemi o melodie: lascia che siano le mani a decidere la direzione, senza rigidità e senza la preoccupazione di fare “bene” o “male”. E ricordati del silenzio: una breve pausa tra una sequenza e l’altra è parte della musica, anzi spesso è il momento in cui il suono lavora di più. L’importante è non cercare la perfezione, ma la sensazione: il tongue drum funziona meglio quando non cerchi di controllarlo troppo.

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